Stilo: un luogo che rappresenta un vero “altrove culturale” di Ida Luigia Tedesco

Buongiorno amici e ben ritrovati, come promesso continuiamo insieme il nostro viaggio di scoperta…

Oggi ripescando tra i ricordi mi ritrovo in un luogo che è entrato nel mio cuore molti anni fa, è il ricordo di una bambina che ascoltava entusiasta i racconti del suo maestro. Quanta passione in quelle parole, capaci di suscitare grande curiosità ed attesa prima di un viaggio ed io, ascoltando, nella mente ricostruivo immagini di luoghi meravigliosi. Uno in particolare cercavo di immaginare, aveva un nome che sentivo altisonante: “Cattolica”! Provavo a ricostruirlo e l’immagine che emergeva era quella di una chiesa maestosa, tanto grande quanto imponente mi sembrava quel nome…

Oggi voglio tornare lì con voi, in quel posto davvero speciale, un luogo che rappresenta un vero “altrove culturale”, crocevia tra due mondi, terra d’oriente in occidente. Siamo a Stilo sul versante orientale della nostra Calabria a pochi chilometri dal mar Ionio, dinnanzi al sole che nasce. Un antico borgo raccolto sulle pendici del monte Consolino, luogo scelto tra il VII e l’ VIII secolo dagli abitanti di Stilida, a pochi passi dall’antica Kaulon, che lasciarono la costa per difendersi dalle scorrerie arabe.

Qui, prima ancora dell’esercito bizantino, giunsero i monaci dall’oriente che, sin dal VII secolo, scelsero gli anfratti naturali per raccogliersi in preghiera. Centro basiliano frequentatissimo rimase per lungo tempo greco di popolazione, rito e lingua. Con l’arrivo dei Normanni cominciò la lenta rilatinizzazione del territorio con l’acquisizione dei monasteri greci e re Ruggero II volle, in cima al Consolino, un imponente Castello da dove perdeva lo sguardo sulla vallata dello Stilaro fino al mare.

Oggi ad accoglierci un dedalo di viuzze, scalette, case addossate le une alle altre, dimore patrizie ed antiche Chiese, ed al centro della piazza il più illustre figlio del borgo Tommaso Campanella, ritratto in una imponente statua di bronzo. Spirito ribelle e controverso, prigioniero di un sogno di rivalsa, un’agognata liberta dall’oppressore spagnolo che tradusse in una città ideale, un’utopia raccontata ne “La città del Sole”. Continuando in salita, attraverso vicoli angusti e profumati dai focolari domestici, raggiungiamo l’antico complesso conventuale delle Clarisse e, alzando lo sguardo scorgiamo, aggrappata alla roccia, una “gemma” che sembra essere stata dimenticata lì dal tempo…

E’ la Cattolica, è come l’avevo immaginata e vista da bambina, le sue dimensioni non sono imponenti, non sono maestose, ma la sua “aura” è grandiosa! Davanti agli occhi un piccolo cubo da cui svettano cinque cupolette cilindriche, la ricchezza cromatica e geometrica tipica delle chiese orientali, è ottenuta con semplici mattoni in cotto variamenti disposti. Incredibile come con l’utilizzo di materiali così poveri si sia ottenuta tale magnificenza! Di fronte a “lei” mi sento ancora piccola come allora…

Una volta all’interno pervade il senso di raccoglimento e spiritualità che dirige lo sguardo verso l’alto, trasportandoci in una sorta di immediato contatto con il cielo, chiudendo gli occhi sembra quasi di sentire il canto di preghiera dei monaci orientali. Quattro colonne scandiscono l’ambiente, l’intensità luminosa cresce dal basso verso l’alto ed i limiti dello spazio si disciolgono nella luce e nel colore. Un Cristo in trono ci accoglie sereno e paterno, simbolo della vittoria contro la morte e ancora angeli, apostoli, Santi orientali e latini, le scene sacre si sovrappongono imprimendo sulle pareti il passare del tempo.

Lo sguardo corre da un angolo all’altro incessantemente, fino a fermarsi sull’immagine della Vergine dormiente che ritorna in fasce tra le amorevoli braccia del Padre. Le grandi mani che si protendono per profanarla sono recise dall’arcangelo Michele, ancora il bene che vince sul male.

Questo luogo ha la capacità di cancellare lo spazio ed il tempo proiettandoci in un’altra dimensione, quell’altrove è qui, è intorno a noi, in noi! Mi ritorna in mente quella domanda che mi feci da bambina trovandomi di fronte a “lei”, mi chiesi quanto potesse durare un attimo, quanto un’emozione, una sensazione di stupore, oggi lo so!

Amici davanti ad una “Meraviglia” un attimo può essere eterno…

Ida Luigia Tedesco

1 thought on “Stilo: un luogo che rappresenta un vero “altrove culturale” di Ida Luigia Tedesco

  1. La Cattolica e l’autore della “Città del sole”, il sognatore Tommaso Campanella: simboli di Stilo e di una Regione unica.

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