Somministrazione vaccini in Calabria: quando è troppo è troppo

In qualità di coordinatore regionale del Movimento Difesa del Cittadino, viste le numerosissime sollecitazioni ricevute, non posso esimermi dall’intervenire sulla grave situazione venutasi a creare sulla modalità di somministrazione dei vaccini in Calabria, chiedendo se ha senso far spostare soggetti fragili per centinaia di chilometri per ottenere la somministrazione.

Non c’è un solo motivo perché ciò avvenga: l’unica spiegazione logica è l’inadeguatezza dei soggetti che sono stati preposti a gestire il piano vaccinale, che già di suo ha diverse criticità a partire dalle categorie privilegiate e dalle priorità, dovuta alle maglie larghe del decreto Governativo.

Insomma, tra Ministri che solo il nome ci può dare una prospettiva positiva, Generali specialisti di illogica logistica, Prefetti proiettati in contesti a loro non congeniali e Direttori generali in Calabria nominati più che per le loro competenze per investitura o prodigio soprannaturale, si dipana il dramma di vecchi e soggetti fragili di questa sempre più amara terra.

Un dramma che vive anche chi ha la sfortuna di avere un’evoluzione dell’infezione in modo particolarmente virulento, al quale potrebbe capitare di dover sostare ore e ore incolonnato nell’ambulanza, senza avere la possibilità neanche di soddisfare le più basilari esigenze fisiologiche.

Ho letto la drammatica testimonianza di un 50enne in attesa fuori dal pronto soccorso dell’Annunziata di Cosenza, Cosenza non Kabul ai tempi della guerra. Ma un altro tipo di dramma vivono gli anziani e i soggetti fragili di Calabria, costretti a percorrere centinaia di chilometri per potersi inoculare il vaccino, abbiamo testimonianze come quella di F.G. di Cosenza che scrive: “Mia madre, di 77 anni, affetta da Broncopatia Cronica Ostruttiva, doveva andare a Reggio”, mentre D.B., che vive a una settantina di chilometri dalla destinazione, dice: “Mio suocero, di 83 anni, ha una patologia grave e ci vuole luglio per vaccinarsi e per giunta a Corigliano”.

Mentre nella giornata del 7 Aprile, dal capoluogo Cosenza, i più fortunati avevano come destinazione Mormanno, che tradotto in chilometri tra la prima e la seconda dose sono 280 chilometri.

Ma abbiamo casi di destinazioni anche fuori regione: insomma, un meccanismo senza logica da denunciare alle autorità competenti, alle quali chiediamo di far luce per eventuali responsabilità di chi ha messo su un sistema così inefficiente e dannoso.

Inutile dire che sarebbe stato più facile spostare i vaccini e non le persone, lo scrive P.R. che vive l’ambiente sanitario.

Sarebbe stato appena tollerabile, se fosse stato necessario, vista l’emergenza, per la prima dose, ma non si comprende perché per la seconda è necessario rifare la stessa trafila e gli stessi chilometri.

Ma gli esperti di logistica questo è tutto quello che riescono a fare?

Ci domandiamo noi e non solo noi.

Va rivisto tutto il sistema: ma non tra un mese o un anno, ma domani. E vanno messe in campo le migliori professionalità della programmazione digitale e della logistica, dotate di vere competenze e non di effimeri pennacchi.

Raggiungere Mormanno, splendido borgo di Calabria, il 23 Giugno, da Cosenza, per la somministrazione di un vaccino e poi ritornarci per il richiamo a noi sembra a dir poco una follia. 

Giorgio Durante

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