Sila, la “grande bellezza”. Di Ida Luigia Tedesco

Buongiorno amici cari e ben ritrovati,
avete mai provato a dare un colore ad una emozione, avete mai associato un profumo ad un luogo?
A me capita sempre, di fronte alla meraviglie della nostra terra colori e profumi mi invadono cancellando ogni pensiero…

Oggi andiamo insieme in uno di quei posti speciali che ha il potere di colorare e profumare le emozioni sempre in maniera diversa…

…di colpo, come in un fantastico cambiamento di scena, tutta un’ immensa novità di terre e di vegetazione si spiega davanti agli occhi … è finalmente: la Sila!

Così Giuseppe Isnardi raccontava le sue sensazioni di fronte alla nostra montagna, e ancora:

…è un’impressione in cui ha forse parte maggiore l’anima di quella che ve ne abbiano i sensi, di ampiezza e di libertà, di grandioso e di sconfinato…

Un “cuore” custodito tra due mari che si tinge di verde vivo tra primavera ed estate, di giallo e rosso nel suo foliage autunnale e indossa il suo elegante abito bianco in inverno.

Dell’antica “Silva Brutia” scrissero Virgilio, Plinio e Cassiodoro, diventata “agro pubblico” con la conquista romana nel III sec A.C., fu rifugio di Spartaco che la attraversò prima di essere catturato in Puglia. Sotto il dominio longobardo poi normanno, all’epoca in cui Gioacchino da Fiore la risalì per fondare la prima delle sue “domus religionis”.

La attraversiamo anche noi oggi immersi in un paesaggio che ci riporta in paesi nordici: fitte foreste di faggi, abeti e pini larici interrotte solo da delicate radure, torrenti e limpidi corsi d’acqua.

Raggiungiamo il cuore del grande Parco che protegge questa natura incontaminata e ci inoltriamo tra gli alberi, l’aria è tersa il respiro si fa leggero, alziamo gli occhi ed il sole che filtra a fatica crea spettacolari giochi di luce che accarezzano il volto. Di fronte a noi un grande specchio d’acqua, è il lago Cecita, custode di antichi segreti, le sue acque celano le vestigia di epoche lontane: un piccolo Santuario greco, una strada romana, i segni di fucine longobarde e, in un giorno qualsiasi in maniera inaspettata , restituiscono i resti di un grande animale preistorico, un “Elephas antiquus” vissuto migliaia di anni fa.

Allora basta un attimo per fare un salto indietro nel tempo e rivedere questo luogo abitato da enormi creature che trovavano ristoro nelle acque di primigeni bacini lacustri. Oggi altri splendidi animali animano questi boschi, non è difficile sentire il verso di simpatici scoiattoli, incontrare cervi, caprioli e daini ed immaginare le notti popolate da gatti selvatici e lupi. Non lontano da qui raggiungiamo i “patriarchi giganti”, possenti pini secolari venerande vedette che si stagliano quasi a toccare il cielo. Siamo nella riserva naturale dei Giganti e ci sentiamo abbracciati, protetti dalla vitalità di una natura animata…

E’ questa la nostra montagna amici, questa e tanto altro! Percorrendo questi luoghi non possiamo solo ammirarne la bellezza, sono luoghi dell’anima fermiamoci, ascoltiamoli, respiriamoli solo così sentiremo dentro di noi la loro dirompente forza vitale!

Ida Luigia Tedesco – Guida Turistica Abilitata Calabria

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